Il nostro metabolismo può imparare a utilizzare meglio le diverse fonti di energia?

Sì.

Ed è proprio questo, in parole semplici, il concetto di Metabolic Skills, cioè abilità metaboliche.

Il nostro organismo è una macchina straordinariamente adattabile: in base a ciò che mangiamo, alla nostra attività fisica, agli intervalli tra i pasti e allo stile di vita, impara a utilizzare le fonti di energia che ha a disposizione.

E proprio come un muscolo che viene allenato diventa più efficiente nel suo lavoro, anche il metabolismo può essere “allenato” a gestire meglio carboidrati e grassi come fonti energetiche.

Quando siamo abituati a utilizzare soprattutto i carboidrati ....

Immaginiamo una persona che assume alimenti ricchi di carboidrati molto frequentemente durante la giornata: colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena e magari qualche assaggio tra un pasto e l'altro.

Dopo ogni pasto i carboidrati vengono digeriti e il glucosio che ne deriva entra nel sangue.

L'insulina interviene per favorirne l'utilizzo e lo stoccaggio.

Il glucosio può essere utilizzato immediatamente come energia oppure essere immagazzinato, principalmente sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato. Quando l'apporto energetico complessivo è superiore al fabbisogno, l'eccesso può inoltre contribuire all'accumulo di grasso corporeo.

Il problema non è quindi semplicemente “mangiare carboidrati”.

Il problema può nascere quando, nel tempo, si associa un'alimentazione molto ricca di carboidrati raffinati, un eccesso calorico, poca attività fisica e una continua disponibilità di cibo.
In queste condizioni possono comparire alterazioni della regolazione della glicemia e della sensibilità all'insulina, fino all'insulino-resistenza, che rappresenta un importante fattore di rischio metabolico.

E i grassi?

Qui entra in gioco la nostra capacità di utilizzare fonti energetiche diverse.

Quando l'apporto di carboidrati si riduce e l'insulina tende a mantenersi più bassa, l'organismo può aumentare l'utilizzo dei grassi come combustibile.

In condizioni di forte riduzione dei carboidrati, il fegato produce anche i corpi chetonici, che possono essere utilizzati come fonte energetica da diversi tessuti, compreso il cervello.

Questo è uno dei principi alla base dell'alimentazione chetogenica.

Ma attenzione a un punto fondamentale:
essere in chetosi non significa automaticamente dimagrire.

Il dimagrimento dipende principalmente dal bilancio energetico complessivo. La chetosi può però diventare uno strumento molto interessante perché, in alcune persone, una maggiore presenza di proteine e grassi e una minore disponibilità di carboidrati possono favorire sazietà, controllo della fame e maggiore facilità nel mantenere un'alimentazione ipocalorica.

La vera abilità è la flessibilità metabolica....

Ed è qui che arriviamo al concetto più interessante.

L'obiettivo non dovrebbe essere necessariamente quello di vivere per sempre con carboidrati quasi azzerati.

Una buona flessibilità metabolica significa avere la capacità di adattare l'utilizzo dei substrati energetici alle diverse situazioni.

Dopo un pasto ricco di carboidrati, l'organismo utilizzerà maggiormente il glucosio.

Tra un pasto e l'altro, durante il digiuno o quando i carboidrati sono molto ridotti, aumenterà progressivamente l'utilizzo dei grassi.

Durante un'attività fisica intensa potrà utilizzare maggiormente il glicogeno muscolare.

In altre parole, non essere “bloccati” su un solo carburante, ma saper cambiare marcia quando serve.

La chetogenica può essere un periodo di “allenamento”.....

Un'alimentazione chetogenica o una VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet), quando correttamente impostata e indicata, può rappresentare un periodo nel quale si riduce fortemente la disponibilità di carboidrati e si favorisce l'utilizzo dei grassi e dei corpi chetonici.

Ma non è una gara a chi mantiene la chetosi più a lungo.

È piuttosto un percorso nel quale impariamo anche a riconoscere meglio fame, sazietà, quantità e qualità degli alimenti, riducendo la dipendenza da continui stimoli alimentari.

E soprattutto, nel caso di una VLCKD, l'obiettivo non è semplicemente “tagliare i carboidrati”, ma seguire un protocollo strutturato che tenga conto dell'apporto calorico, delle proteine, dei micronutrienti e della situazione individuale.

E quando si torna a mangiare carboidrati?

Anche questa fase richiede attenzione.

Dopo un periodo di alimentazione molto povera di carboidrati, il passaggio a un'alimentazione più varia dovrebbe essere graduale e ragionato, soprattutto se si vuole mantenere il risultato ottenuto.

Non significa che il primo piatto di pasta faccia “spegnere” il metabolismo.

Significa piuttosto che il ritorno ai carboidrati deve inserirsi in un'alimentazione complessivamente equilibrata, rispettando il proprio fabbisogno energetico e continuando a prestare attenzione alla qualità e alle quantità.

Un metabolismo metabolicamente flessibile non è quello che non può mangiare carboidrati.

È quello che sa gestire in modo adeguato la loro presenza, utilizzando anche altre fonti energetiche quando sono disponibili.

Quindi devo mangiare pochi o zero carboidrati per sempre?

No.

Ed è forse questo il messaggio più importante.

La dieta chetogenica non dovrebbe essere interpretata come una condanna a eliminare i carboidrati per tutta la vita.

Può essere, quando appropriata e correttamente gestita, uno strumento nutrizionale.

L'obiettivo finale dovrebbe essere quello di costruire un rapporto più consapevole con il cibo e sviluppare una migliore capacità di gestire energia, fame, sazietà e composizione dei pasti.

Pensiamo, per esempio, a un pasto composto da pesce, verdure di stagione e una porzione di patate.

Per una persona metabolicamente flessibile, un pasto di questo tipo può essere perfettamente compatibile con un'alimentazione sana ed equilibrata.

Il punto non è demonizzare le patate, il pane o la pasta.

Il punto è capire quanto, quando, con cosa e all'interno di quale contesto alimentare li inseriamo.

La flessibilità metabolica è un'abilità, non una moda....

Forse possiamo riassumere tutto con una semplice frase:
non dobbiamo allenare il nostro organismo a vivere senza carboidrati; dobbiamo aiutarlo a diventare più efficiente nell'utilizzare le diverse fonti di energia.

E questo richiede tempo.

Serve costanza, movimento, un'alimentazione adeguata e, soprattutto, bisogna smettere di pensare che esista un unico interruttore da accendere o spegnere.

La chetosi è una condizione metabolica.
Il dimagrimento è soprattutto una questione di bilancio energetico.
La flessibilità metabolica è la capacità di adattarsi.

Sono tre concetti collegati, ma non sono la stessa cosa.

Ed è proprio imparare a distinguerli che ci permette di vivere la chetogenica con maggiore consapevolezza, senza trasformarla in una semplice lista di alimenti “permessi” e “vietati”.


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